POF

PREMESSA AL POF

In un’epoca caratterizzata da povertà di pensiero, dal tramonto di un’etica tradizionale e dall’assenza di una nuova etica, da una conseguente diffusa illegalità, si rende necessario costruire una nuova cultura dell’educazione attraverso il risveglio della buona pedagogia.

L’educazione, come afferma Duccio Demetrio, deve necessariamente tornare all’uomo, l’unico essere in grado di custodirne i fini, i valori, i metodi e anche i segreti.

L’educazione non appartiene ad altri se non all’essere umano che assicura la congiunzione solida tra le generazioni e rafforza quei legami necessari ad attribuire senso alle azioni dell’uomo e della collettività.

In un momento storico-sociale in cui si moltiplica velocemente la cultura del non senso, occorre sostenere la valenza positiva generata da una sana azione pedagogica che deve essere liberata dai falsi lacci della rassegnazione.

Si tratta di una sfida importante e necessaria, urgente, soprattutto se si pensa alle domande ed alle attese che la società pone alla comunità scolastica, quali nuovi bisogni, emergenze quotidiane, smarrimento con il contestuale venir meno di risorse, supporti e collaborazioni.

La comunità educante deve essere costruita e curata attraverso il risveglio del senso di appartenenza in tutti gli attori impegnati, attraverso la condivisione di un’idea di Scuola dal respiro culturale ampio ed unitario.

È necessario invertire una tendenza e passare ad esplicitare ed applicare la dimensione della qualità per affrontare efficacemente la complessità del tempo presente.

Le formule organizzative elaborate dal Collegio dei docenti devono acquistare spessore e consistenza sul piano dello sviluppo e dell’apprendimento.

Devono, dunque, indicare quali percorsi di lavoro e di ricerca risultano adeguati ai contesti; devono equipaggiarsi per un viaggio in autostrada e per uno lungo i sentieri, attraverso collaborazione, passione e serietà.

Devono, inoltre, essere in sintonia con la qualità dei percorsi, la validità dei processi, il clima relazionale della Scuola.

C’è bisogno di competenze, di motivazione, di lavoro silenzioso e produttivo, di dialogo e confronto stringente, di rapporti dialettici e costruttivi, di autocritica.

Il cammino formativo dovrà appassionare tutta la comunità educante e non solo i docenti: i ragazzi apprendono dalle figure di riferimento, dai luoghi, da circostanze positive e negative, dagli sguardi, dai gesti.

I ragazzi hanno bisogno di accompagnatori affidabili e decisi, pronti a non sottrarsi alle proprie responsabilità educative.

Hanno bisogno di maestri di vita e di cultura.

L’insegnamento attraente non è solo risveglio della passione verso la conoscenza ma riguarda anche la capacità di ispirare fiducia, di originare entusiasmo e motivazione verso la vita della Scuola e della classe.

Dobbiamo essere capaci di condurre gli alunni ad assaporare il gusto che deriva dallo stare insieme, a provare il desiderio verso il sapere durante la straordinaria avventura della conoscenza.

Il risveglio di una buona pedagogia potrà essere il filo conduttore per tutti noi attraverso poche e vincolanti azioni educative:

  • Credere nelle persone da educare offrendo loro la giusta attenzione senza esprimere giudizi tempestivi e negativi;
  • Mostrarsi disponibili all’ascolto;
  • Progettare e promuovere nelle classi una valida ed efficace azione di regia formativa attraverso pratiche didattiche di apprendimento cooperativo, lezioni-seminario, dibattiti, conferenze;
  • Scoprire e valorizzare attitudini personali e talenti; trasformare limiti e vincoli in risorse;
  • Conquistare la fiducia di famiglie ed alunni attraverso un dialogo (nei tempi e nei
  • luoghi adeguati) costruttivo, efficace, volto alla comprensione di bisogni, realtà, ………………..

IL DIRIGENTE SCOLASTICO

Dott.ssa Anna Lucia Graziuso